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Estia, Ἑστία, Vesta per i romani, dea del focolare e della casa. Una delle dee di cui forse hai meno sentito parlare, di sicuro una di quelle che hai meno visto, dato che è stata quella meno rappresentata e raffigurata nella storia dell’arte e tradizione neoclassica. Eppure Estia oltre ad essere una delle mie dee preferite, è anche una delle più importanti. All’Estia dentro di me è dedicato il mio motto “fai dell’ordinario una poesia” ed è per Estia che ogni tempio e abitazione erano consacrati. Questa dea con la sua presenza, come certe persone taciturne ma un po’ magiche, rendeva sacro ogni edificio. Spesso è identificata dal fuoco sacro che forniva illuminazione, sicurezza, amore, calore. Sono sicura che anche tu, dopo averla conosciuta, imparerai ad amarla.

 

ESTIA: IL MITO

Primogenita di Rea e di Crono, sorella maggiore degli dèi delI’Olimpo della prima generazione e zia nubile di quelli della seconda era per diritto di nascita una delle dodici maggiori divinità dell’Olimpo, dove però aveva scelto di non abitare, lasciando il suo posto a Dioniso, che altrimenti sarebbe rimasto un semi-dio. Uno dei motivi per cui è poco conosciuta è che non prese mai parte nelle storie di guerra che costituiscono la maggior parte della mitologia greca arrivata fino a noi.
Della mitologia di Estia si parla in tre inni omerici. Viene definita come “la venerabile vergine Estia“, una delle tre dee vergini, che Afrodite non è mai riuscita a dominare.
Infatti in uno dei pochi miti in cui è citata, si narra che, corteggiata da Poseidone e da Apollo, che chiesero di sposarla, la dea chiese ed ottenne dal padre Zeus di poter mantenere per sempre intatta la sua verginità, simboleggiata dal fuoco perpetuo che si teneva acceso in suo onore.ù
In cambio ottenne grandi onori tra cui quello di presiedere a tutti i sacrifici ed il culto in tutte le case degli uomini e nei templi di tutti gli dei.
Da allora quando una coppia si sposava, la madre della sposa accendeva una torcia sul proprio focolare domestico e la portava agli sposi, nella nuova casa, perché accendessero il loro primo focolare, consacrando la nuova dimora a questa amata dea.
Così come, sempre per un’altra tradizione, a cinque giorni dalla nascita, ogni bambino era fatto girare intorno al focolare domestico presieduto dalla dea, come simbolo della sua ammissione nella famiglia.
Per non parlare del fatto che, ogni città greca, nel maggiore edificio teneva il Pritaneo: un grosso braciere dove si trovava il fuoco di Estia, che non doveva mai spegnersi e in ogni nuova comunità, che veniva fondata, si portava il fuoco sacro dalla città di origine per accenderlo nella nuova.
Nell’antica Roma, dove era venerata come dea Vesta, il suo fuoco sacro univa tutti i cittadini in un’unica famiglia e veniva custodito dalle Vestali, che erano la rappresentazione umana della dea e dovevano incarnare la verginità e l’anonimato, figure molto simili a quella delle suore odierne.

Estia compariva spesso insieme a Ermes, per i romani Mercurio, che era il messaggero degli dèi,
Nelle dimore e nei tempIi, entrambi svolgevano una funzione: Estia proteggeva il luogo sacro dove la famiglia si riuniva insieme, il luogo dove fare ritorno a casa.
Ermes dava protezione sulla soglia della porta ed era guida e compagno nel mondo, dove la comunicazione, la capacità di orientarsi, l’intelligenza e la buona fortuna sono tutti elementi molto importanti.

ESTIA: L’ARCHETIPO

Estia ha una qualità che la accomuna alle dee Atena ed Artemide. Tutte e tre sono dee Vergini, ovvero “intere in sé stesse”.
Nessuna di queste fu mai vittima di violenze o soprusi da parte di divinità maschili o di mortali.
Ciascuna aveva la straordinaria capacità di concentrarsi su quanto la interessava, senza lasciarsi distrarre dal bisogno altrui o dal proprio bisogno degli altri.

Se Artemid e Atena sono orientate al mondo esterno, Estia è l’archetipo della concentrazione sul mondo interiore. È il punto di riferimento che consente a una donna di rimanere ben salda in mezzo al caos del mondo esterno, al disordine o alla consueta agitazione della vita quotidiana. È bellissimo vedere come quando Estia è presente nella personalità di una donna, la vita di questa acquista un senso, indipendentemente dal tipo di vita che essa conduce.
Il focolare di Estia, con il fuoco sacro al centro, ha la stessa forma del mandala, un’immagine usata nella meditazione come simbolo di completezza e di totalità. Sul simbolismo dei mandala, Jung ha scritto:

“Il loro motivo di base è l’idea di un centro della personalità, di una sorta di punto centrale all’interno dell’anima al quale tutto sia correIato, dal quale tutto sia ordinato e il quale sia al tempo stesso fonte di energia. L’energia del punto centrale si manifesta in una coazione pressoché irresistibile, in un impulso a divenire ciò che si è; così come ogni organismo è costretto, quali che siano le circostanze, ad assumere la forma caratteristica della propria natura. Questo centro non è sentito né pensato come lo, ma, se così si può dire, come Sé”.

Il Sé è ciò che sperimentiamo internamente quando sentiamo un rapporto di unità, che ci collega all’ essenza di tutto ciò che è fuori di noi.
La modalità estiana quindi ci permette di stabilire un contatto con quelli che sono i nostri valori, mettendo a fuoco ciò che è significativo a livello personale. Grazie a questa polarizzazione interna, possiamo percepire l’essenza di una situazione, intuire il carattere degli altri e comprenderne il modello di comportamento o il significato delle azioni. Questa prospettiva interiore dà chiarezza, in mezzo alla miriade di particolari confusi che si presentano ai nostri sensi.

È l’archetipo di tantissime introverse, che quando si occupano di ciò che la interessa possono diventare emotivamente distaccate e disattenta a quanto la circonda.
Ritroviamo questo archetipo anche nelle donne che si dedicano alle faccende domestiche perché provano piacere e pace nel farle, perciò le affrontano con la sensazione di avere davanti a sé tutto il tempo possibile, vivendo il tempo come “kairos” , che in greco antico significa tempo propizio ed è quel tempo a cui partecipiamo con tutte noi stesse e che ci nutre psicologicamente.

L’archetipo Estia può fiorire nelle comunità religiose, specialmente dove si coltiva il silenzio.
Le antiche vestali e le suore hanno in comune questo modello archetipico. Se l’archetipo Estia è l’unico presente, le donne vivranno il tempio e la loro religione in modo anonimo e discreto, se invece diventano personaggi di spicco della propria cultura è perché condividono la propria interiorità con altri archetipi. Per esempio, Madre Teresa di Calcutta era una combinazione di Estia e Demetra e le superiore di conventi, che si rivelano abili amministratrici presentano forti tratti Atena.
Nell’Olimpo questa dea aveva la posizione di un’ anziana onorata. Si teneva al di fuori degli intrighi e delle rivalità della sua divina parentela ed evitava di farsi coinvolgere dalle passioni del momento. Ecco perché la donna Estia non è “attaccata” alla gente, agli esiti, al possesso, al prestigio o al potere. Si sente completa così com’è. Poiché la sua identità non è importante, non è legata alle circostanze esterne, e quindi niente che possa accadere la esalta o la sconvolge.
Possiede la libertà interiore dal desiderio concreto, la libertà dall’azione e dalla sofferenza, libertà dalla necessità interna ed esterna e tuttavia è circondata da una grazia di senso, una bianca luce immobile eppure mobilissima.

SVILUPPARE ESTIA

Quando Estia non è una presenza interna stabile, il primo passo per invitarla ad entrare nella nostra quotidianità è assumere un atteggiamento “estiano”. Per esempio, puoi cambiare approccio alle faccende di casa. Scegline una a tuo piacimento, dedicati ad un compito per volta, ad una parte della casa alla volta, lasciandoti assorbire completamente dall’esecuzione dell’incombenza, dimenticandoti del tempo. Oppure puoi provare a dedicarti alla meditazione ed a qualsiasi altra pratica spirituale. Se senti di aver bisogno di essere una in te stessa, ma non sai da che parte cominciare, ti consiglio di realizzare il servizio Goddess Portrait!

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