Talvolta per la donna selvaggia la vita prende una piega sbagliata fin dall’inizio. Molte sono le donne i cui genitori si domandano stupiti, quando loro erano ancora piccole, e così diverse, come fossero mai riuscite a infiltrarsi nella famiglia. Altri genitori alzavano gli occhi al cielo e le ignoravano o le umiliavano, oppure le osservavano con quel certo sguardo gelido. Le donne che hanno vissuto questa esperienza si facciano cuore. Vi siete vendicate essendo, senza alcuna colpa, bambine difficili da trattare e un’eterna spina nel fianco. Forse tuttora ispirate loro un timore vigliacco quando bussate alla loro porta. Niente male come castigo innocente– C. P. Estès

GIUI GODDESS MANIFESTOR

C’è un brutto anatroccolo dentro di te?

Non so tu, ma io per anni mi sono sentita un brutto anatroccolo, che si ostinava nel farsi accettare, amare e legittimare per ciò che era da gruppi che avevano un sentire opposto al suo. Spoiler: questa è la ricetta per l’infelicità, la frustrazione e il rimanere incagliata nel passato, senza potersi godere il presente.
Qui voglio lasciarti una piccola guida, basata molto sulla mia esperienza personale, maturata grazie ai percorsi di crescita personale e spirituale che ho fatto per tutti questi anni. Non è quindi una guida valida per tutti, è più che altro il racconto della mia storia, ma se ti ritrovi nella parole dell’introduzione a questo post, magari è una storia che parla anche alla tua. Ecco la guida per tutti i brutti anatraccoli che vogliono trovare il proprio branco.

archetipo Artemide

1: comprendi a che specie appartieni

“Quando si diventa sufficientemente forti di una forza, magari imperfetta ma moderata e utile, tanto da essere se stesse e scoprire a cosa si appartiene, allora è possibile influenzare la comunità esterna e la coscienza culturale con abilità.”

Queste parole di C. P. Estés sono state per me molto importanti, perché mi hanno spinta a intraprendere il viaggio del “io chi sono?”.
Credo che questo sia il viaggio alla base del viaggio. Comprendere chi siamo noi veramente, al di fuori dai condizionamenti familiari e societari, iniziare con il chiederselo e porre attenzione e energie per comprenderlo è già intraprendere un percorso d’amore.
Perché se sei nata in una famiglia di anatre non è detto che tu sia anatroccolo, ma potresti esser un cigno, una rondine o un airone e capire a che specie appartieni è il primo passo per trovare il tuo branco.
Gli strumenti che per me sono stati più utili per capire “chi o cosa sono ” sono stati quello del desiderio, degli archetipi delle dee (tanto da aver basato praticamente tutto il mio lavoro su questi) e i tarocchi, grazie allo studio del mio Arcano dell’Anima e quello Ombra (se vuoi scoprire il tuo lo puoi fare grazie a Soul Arcana ). Se vuoi iniziare a conoscere quali archetipi delle dee si muovono dentro di te, ti consiglio di fare il test gratuito che trovi sul mio sito e se poi vorrai approfondire puoi di certo farlo grazie a Goddess Revolution. 

2: diventa madre di te stessa 

“Ma che dire della donna che ha davvero avuto un’esperienza di madre distruttiva nell’infanzia? ovviamente, che il tempo non si può cancellare, ma si può rendere più lieve. Non si può addolcire, ma lo si può ricostruire, con forza, nel debito modo, ora. Non è la ricostruzione della madre interiore che spaventa tanto, quanto la paura che qualcosa di essenziale sia morto, qulacosa che non potrà essere riportato in vita, qualcosa che non ha ricevuto mai nutrimento, perché psichicamente la propria madre era morta. A costoro dirò: state tranquille, non siete morte, non siete ferite mortalmente. L’anima e lo spirito hanno risorse sorprendenti.”

Piango ogni volta che rileggo queste parole, sempre di C. P. Estés. Perché per tantissimo tempo ho creduto di essere spacciata, che quella ferita non si sarebbe mai rimarginata. Ero convinta che il foglio bianco su cui scrivere la mia vita, ormai fosse strappato irrimediabilmente e non avrei più potuto scrivere una bella storia. Non è così. Il foglio rimane strappato, vero. Accettare che lo sia e lo sarà per sempre, anche se non è piacevole, trovare nonostante questo la forza di continuare a scrivere sul libro fa sì che sia tu a scrivere la tua storia e non i fantasmi del tuo passato.
La storia che desideri, la bella storia che ti meriti e si meritava la bambina che sei stata.
Per farlo credo sia molto importante trovare l’archetipo della madre dentro di sé, diventare madri di se stesse.
Quello di re-parenting è certo un percorso lungo e impegnativo, ma ti permette di prendere potere, di divenire l’autrice della tua storia.
Se vuoi iniziare a farlo, lo puoi fare lavorando con gli archetipi della dea Gaia, Demetra, ma anche Persefone. Essendo un percorso impegnativo ti consiglio un’esperienza 1:1 come Inner Goddess.

3: esci alla ricerca del tuo branco, ora!

Un giorno mi sono rassegnata. Mi sono detta “non esiste un’altra anima come me, per me, con me”.
Ho deciso che sarei stata da sola per sempre e che non avrei mai più condiviso interamente me stessa con nessuno.
Quella stessa settimana sono uscita con colui che 12 anni dopo sarebbe diventato mio marito. Mi ricordo ancora le titubanze e la riluttanza nel lanciarmi andare in quella relazione.
Qualche anno dopo ho avuto la stessa sensazione nelle amicizie. “Non è un problema, mi basto da sola” (da buona Estia quale sono) ho pensato.
Da lì a qualche mese sarebbero entrate nella mia vita alcune delle donne più incredibili che io abbia mai conosciuto e finalmente avrei avuto ciò che ho sempre (da buona Artemide) desiderato: delle sorelle.
Sorelle non di sangue, ma sorelle di scelta, d’anima, che vivono in ogni angolo del mondo ma sono ogni giorno presenti nel mio cuore e nei miei pensieri. Sorelle che saranno sorelle per sempre, più che se avessimo condiviso lo stesso grembo. Non importa quanto tu ci abbia provato e quanto sia andata male finora. Esci di casa oggi e cerca il tuo branco. Per farlo devi semplicemente essere te stessa, mostrarti per ciò che sei, senza nasconderti per paura di non essere piacevole o amata.

C’è questa cosa bellissima che mi ha insegnato il mio branco. Non è importante assomigliarsi in tutto e per tutto, né condividere ogni spazio e tempo a disposizione. In un branco ogni diversità non è vista come stranezza, ma come specialità dell’individuo. In un branco ognuno ha la propria indipendenza e rispetta i confini e i tempi altrui. Appartenere alla stessa specie non significa essere uguali, ma riconoscersi nell’anima e amare l’anima dell’altro nella sua personalissima espressione.

Che tu possa riconoscere la tua anima nella bellezza di ciò che naturalmente è.
Che tu possa trovare il tuo branco.

Un grande abbraccio,
Giui

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