Se anche tu come sei una fan di Games of Thrones spero che ti divertirai a leggere questo blogpost, come io mi sono divertita a scriverlo, in cui parlo di
Daenerys Targaryen e Arya Stark.
Ho “archetipizzato” (no, non credo che si dica, ma mi concedo una licenza poetica) la loro storia ed ho visto come siano esempi perfetti per parlarti della differenza tra il viaggio verso l’eroe e il viaggio verso la dea.

Sia Daenerys che Arya partono dallo stesso luogo, entrambe sono due fanciulle senza potere.
Eppure se una finisce a bruciare tutto quello che amava, l’altra invece sconfigge definitivamente il male.
Che cosa ha fatto la differenza? Il tipo di viaggio che hanno seguito.
Daenerys ha provato a seguire il viaggio dell’eroe, Arya ha seguito il viaggio verso la dea.

Il viaggio dell’eroe: uno schema che non è nato per noi

Nel 1949 lo studioso Joseph Campbell pubblica L’eroe dai mille volti, analizzando migliaia di miti, fiabe e storie di culture diverse in tutto il mondo.
È così che scopre che tutte le storie seguono lo stesso schema: un eroe parte da un mondo ordinario, viene chiamato all’avventura, spesso rifiuta la chiamata, ma alla fine, spoiler…parte.
L’eroe incontra sempre un mentore, attraversa, affronta prove varie ed eventuali finchè non supera la prova suprema e, doppio spoiler…ottiene la ricompensa!
Dopodiché torna trasformato, portando un dono per la sua comunità.
Da Luke Skywalker ad Harry Potter, da Ulisse a Frodo, passando per gli eroi Marvel…
È sempre la stessa storia, o meglio, sempre una scalata, che include una battaglia, che alla fine si conclude con una vittoria.
Questo schema ha dominato la narrativa occidentale per decenni e per rimanere in tema, come disse George Lucas regista di Star Wars: “Stories shape the world”.
Perciò stiamo parlando di uno schema che ha influenzato non solo film, libri, ma anche il modo in cui pensiamo alla crescita personale, al successo, alla vita stessa.

Qui sorge a parer mio un problema: Campbell ha costruito questo schema analizzando storie raccontate dagli uomini, per gli uomini, in società patriarcali.
Le donne in quelle storie esistono come premio, come ostacolo, come supporto all’eroe, mai come protagoniste del proprio viaggio.

Quando le donne hanno iniziato a voler raccontare la propria storia, lo hanno fatto con l’unico schema che conoscevano, ovvero quello del viaggio dell’eroe.
Così hanno cercato di ripercorre la stessa scalata, combattere la stessa battaglia, per ottenere la stessa vittoria.
Ma uno schema costruito su valori patriarcali rimane patriarcale anche se la protagonista è una donna.
Uno schema costruito per gli uomini è per gli uomini, non può essere per le donne, che hanno socialmente una storia, un presente, possibilità (ed ormoni, desideri, necessità) differenti. Daenerys Targaryen ne è la prova più devastante.

Il viaggio verso la dea: la risposta femminile

Esiste un altro tipo di viaggio e lo troviamo nel mito di Inanna, una delle storie più antiche che abbiamo, incisa su tavolette di argilla sumere 4.000 anni fa.
Inanna decide di scendere negli inferi, nel regno oscuro di sua sorella Ereshkigal.
Per arrivarci deve attraversare sette porte, ad ognuna delle quali lascia un suo ornamento, così che arriva completamente nuda, di fronte alla sorella, metaforicamente la sua ombra.
Qui viene uccisa e appesa per tre giorni. Risorge e risale in superficie, trasformata…
Questo è il viaggio verso la dea: una discesa spiraliforme, in cui si disintegra chi si è per tornare ad essere Intere.

La dea Inanna infatti era “Signora del cielo e della terra”, “Regina degli Opposti”.
Tutte le primordiali figure divine matriarcali avevano dentro di sé il potere di ogni cosa, erano “una che era tutto”, erano Intere.
Con l’avvento del patriarcato, La Grande Madre è stata disintegrata: il suo potere è stato spezzettato in tante divinità minori.
Nella cultura greca queste sono: Persefone, Demetra, Artemide, Atena, Afrodite, Era, Ecate, Estia e tante altre ancora.

Nel viaggio verso la dea la donna scende, scende e ad ogni tappa lascia andare un po’ di ciò che crede di essere, per integrare un archetipo, imparando a contenere tutte le parti di sé,  (anche quelle che fanno paura, anzi soprattutto quelle) per tornare ad essere Intera, come la dea Inanna.

Ecco, ora ti mostro perché questo è il viaggio che ha fatto Arya Stark.

Daenerys e Arya viaggio dell'eroe vs viaggio verso la dea

TAPPA 1
Il ratto: Persefone/Kore

Ogni viaggio verso la dea inizia con un ratto e ahimé non con una chiamata all’avventura come nel viaggio dell’eroe.
Un ratto, reale o metaforico, che può essere una violenza, un lutto, una malattia, un trauma, che strappa la fanciulla dalla sua innocenza senza chiedere il permesso.
Esattamente come nel ratto di Persefone, rapita da Ade e trascinata negli inferi, la donna “fanciulla” (per data anagrafica o per momento emotivo-psicologico), viene separata dal mondo che conosce, per iniziare il suo viaggio di discesa. Il ratto le fa perdere l’innocenza, sacrificio necessario per diventare regina degli inferi.
Alle nostre eroine di Games of Thrones avviene lo stesso:
Daenerys viene venduta contro la sua volontà dal fratello Viserys a Khal Drogo, come merce di scambio in un gioco di potere che non ha scelto.
Arya è costretta a seguire il padre ad Approdo del Re, padre che poi viene giustiziato davanti ai suoi occhi.

Il viaggio di Daenerys: la mappa sbagliata

Invece di scendere nei (propri) inferi, come richiederebbe il suo ratto iniziale, Daenerys imbocca la strada della scalata e inizia a seguire il viaggio dell’eroe.
Il mondo ordinario: la sua vita a Pentos, prima che tutto cambi, in cui ricopre il ruola di fanciulla in attesa che qualcuno decida per lei.
Il richiamo all’avventura: il matrimonio combinato con Khal Drogo, che la porta verso il potere.
Il mentore: Ser Jorah Mormont, fedele, devoto, saggio, che la guida verso la conquista del mondo esterno e le insegna a comandare, ma non a fare un viaggio “di discesa” dentro di sé. Ser Jorah è un mentore perfetto per il viaggio dell’eroe…appunto, dell’eroe.
Le prove: Astapor, Yunkai, Meereen. Ogni volta che libera una città, che spezza una catena, Daenerys diviene più grande agli occhi del mondo…più grande diventa, più si allontana da se stessa. In questa fase l’erede della casa Targaryen sviluppa l’archetipo Artemide, la guerriera, l’amazzone e Atena la stratega e la vincintrice.
Daenerys non si ferma mai, “non scende”. Il momento più simbolico è la morte di Drogo e la nascita dei draghi tra le fiamme. Un inizio perfetto per una discesa in cui affrontare le proprie ombre. Daenerys invece sceglie l’azione, si convince di poter evitare la perdita e prova a riportarlo in vita (spoiler: un disastro!). I draghi sono la sua ricompensa, ma sono anche la negazione di Demetra, il risarcimento per non aver mai potuto sviluppare la maternità come espansione del femminile. Il viaggio dell’eroe le offre il “premio”, ma al prezzo di qualcosa di essenziale, che avrà ripercussioni per tutta la sua storia.
Lo schianto: Approdo del Re è finalmente sua, può sedersi sul trono di spade. Il viaggio dell’eroe è completo, ma lei no. La guerra è finita, suonano le campane della resa, lei ha vinto, eppure brucia tutto. La rabbia repressa per anni, per Drogo, per i figli, per le tradimenti, per la solitudine esplode e il suo dolore non integrato diventa pura furia. È l’ombra non guardata, l’archetipo Era che prende il controllo, a causa della mancanza di integrazione delle altre dee, che la fa diventare il tiranno che voleva abbattere.
È così che alla fine muore uccisa da Jon, da colui che amava.
Questo perché ha seguito uno schema che non le ha permesso di tornare Intera.

Il viaggio di Arya: la mappa giusta

Arya invece continua la sua storia seguendo la mappa del viaggio verso la dea…

TAPPA 2
Separazione dal femminile: Demetra

La prima cosa che deve fare Kore per divenire regina degli inferi è fare i conti con il femminile materno ricevuto.
Incontrare la propria ferita e i doni ereditati, iniziando così il processo di re-mothering: diventare madre di se stessa.
Nel caso delle nostre protagoniste:

Daenerys come visto, non ha mai avuto una madre, perciò cresce senza radici femminili e senza un modello da cui separarsi. Demetra è assente e quell’assenza non viene mai elaborata. Per tutta la serie infatti non riesce a costruire sorellanza vera (viene tradita dalla sua ancella) e non trova figure femminili che la nutrano davvero.
Arya invece ha Catelyn e Sansa, due donne che incarnano il femminile patriarcale tradizionale, da cui si separa sia livello fisico che emotivo, scegliendo “la via della spada”, litigando con Sansa, lasciando la madre e seguendo invece il padre.

TAPPA 3
Integrazione del maschile, parte uno: Artemide

Questa è la tappa in cui emerge il lato più selvaggio e ribelle del “maschile”, inteso non come orientamento sessule, ma come principio energetico presente dentro ognuno di noi.

Daenerys abbandona i delicati abiti di seta di Pentos per indossare quelli in pelle tipici dei Dothraki, mangia il cuore di uno stallone e diventa così Khaleesi, la guerriera, l’amazzone, la donna che non ha bisogno di essere salvata e che anzi vuole salvare gli altri, soprattutto i deboli e le donne (ora che conosciamo il finale della storia…che impressione ci fa ricordare che era partita così?).
Arya inizia l’allenamento con Syrio Forel, impara a usare Needle, scappa da Approdo del Re fingendosi un maschio di nome “Arry”, incarnando la ribelle, la selvatica, quella che rifiuta le regole del mondo che la vuole diversa.

Entrambe integrano Artemide, ma come visto Daenerys lo fa dentro lo schema del viaggio dell’eroe, facendolo divenire strumento di conquista, mentre Arya lo fa come atto di sopravvivenza e ricerca di sé.

TAPPA 4
Integrazione del maschile, parte due: Atena e il re-fathering

In questa tappa la donna che segue il viaggio verso la dea ha il compito di divenire padre di se stessa, di “imparare a nascere dalla testa del padre”, come fece la dea Atena, dea della vittoria. È un momento delicato, perché per farlo la donna incarna completamente il maschile, sperimentando anche quello non equilibrato, vivendolo spesso anche nelle ombre.
Questo la porta al successo nel mondo che rispecchia i valori patriarcali, ma le lascia un vuoto che non riesce a colmare.

Daenerys come già visto scala in modo inarrestabile: conquista città, accumula titoli. Per farlo però perde il figlio, viene tradita dall’ancella Doreah, sacrifica la propria compassione sull’altare della conquista. Atena si manifesta in pieno potere, senza integrare Estia, senza Ecate, senza Afrodite, senza Gaia.
Arya nei panni di un uomo diventa una guerriera, creando la lista di persone di cui vendicarsi, entra nella Fratellanza ed è sempre accompagnata da figure maschili come mentori, ma da questi prende ciò che le serve, diventando il padre di se stessa, tanto che alla fine parte per Braavos da sola (non ha più bisogno di un mentore che le faccia da padre).
La differenza è decisiva: Daenerys usa Atena per conquistare il mondo esterno, Arya usa Atena per sviluppare il maschile dentro di sé, tanto da non doverlo più proiettare fuori su altri.

TAPPA 5
L’inizio della discesa: Estia, Era, Ecate

Qui il viaggio verso la dea diverge radicalmente dal viaggio dell’eroe.
Il viaggio dell’eroe non prevede la discesa nell’oscurità interiore, ma una prova suprema e un nemico da sconfiggere, una battaglia esterna.
La donna, in questa fase, sperimenta la crisi e la disillusione: capisce di non poter più sostenere il ruolo rivestito fino ad ora e impara a porre dei confini sani, così è richiamata verso il sacro, verso qualcosa di più profondo.

Daenerys non scende mai. Accumula perdite senza elaborarle ed ogni dolore viene trasformato in combustibile per la prossima conquista. L’ombra non viene mai guardata e cresce nell’oscurità finché prende il controllo.
Arya va a Braavos e scende, integrando Estia, Era, Ecate.
Estia: nella Casa del Bianco e del Nero impara il silenzio, a fermarsi, a fare affidamento sul suo centro e a riconoscere il proprio fuoco interiore.
Era: quando l’Uomo Senza Volto la acceca, perché non riesce a reprimere la rabbia verso chi ha ucciso il suo amico, Arya impara a sue spese che questa emozione non va negata, ma alchemizzata.
Ecate: Arya impara a vedere nell’oscurità, a muoversi nell’ombra, a seguire realmente il proprio intuito e a scegliere con consapevolezza, anche quando si tratta di stabilire confini e dire di no:“Io non sono nessuno. Io sono Arya Stark di Grande Inverno.”
È il momento più potente del suo viaggio, ed è possibile solo perché è scesa abbastanza in profondità da toccare il vuoto assoluto.

TAPPA 6
Riconnessione con il femminile: Afrodite

Dopo la discesa, la donna ritrova il corpo, il piacere, la connessione e si riconnette alla propria creatività, intuizione, ciclicità.

Daenerys dall’inizio alla fine utilizza Afrodite come strumento per arrivare al potere, mai come una forza alchemica e trasformatrice.
Arya ritrova Gendry. Il sentimento che prova per lui si trasforma e la trasforma nel tempo. Verso la fine della serie è lei stessa a sceglierlo. Soprattutto, non si perde in lui, non si snatura (quando Gendry le chiede di sposarlo, rifiuta, perché sa che il suo viaggio non è ancora finito) e riesce a farlo perché integra Afrodite in modo equilibrato.

TAPPA 7
Guarigione della ferita madre-figlia: Gaia

Questa tappa non esiste nel viaggio dell’eroe, poiché egli non ha bisogno di riconciliarsi con le radici femminili, sanare il giudizio o il distacco iniziale dalla figura materna, ma per una donna è fondamentale per poter tornare ad essere Intera.

Daenerys non ha mai avuto radici femminili e non si dedica mai in tutta la propria storia a sanare questa ferita, non integrando così mai Gaia come archetipo.
Arya torna a Grande Inverno, si riconcilia con Sansa, il femminile che aveva rifiutato all’inizio del viaggio e insieme smascherano Ditocorto.
Arya sviluppa anche un lato materno profondo, che secondo me si nota nel rapporto con Nymeria il suo metalupo. Quando si reincontrano dopo esser state separate per lungo tempo, Arya la riconosce, ma la lascia andare. Ha integrato Gaia così bene che impara a lasciare spazio a chi ama, quando i suoi desideri non coincidono con i propri.

TAPPA 8
Unione degli opposti: Inanna

Eccoci arrivate alla tappa finale: l’integrazione sana di femminile e maschile, ovvero quando una donna torna ad essere la donna Intera.
Se all’inizio con Persefone scende inconsapevolmente, divenuta Inanna la donna scende di propria sponte.

Daenerys arriva ad Approdo del Re vincitrice, ha tutto quello che il viaggio dell’eroe promette, ma l’ombra non integrata alla fine esplode: la ricompensa del viaggio dell’eroe senza integrazione dell’ombra è la distruzione.
Arya uccide il Re della Notte durante la Lunga Notte a Grande Inverno, con le abilità sviluppate durante la sua discesa. Riesce a farlo perché come Inanna è tornata dagli inferi, trasformata, Intera.
Nell’ultima scena, salpa verso ovest, oltre i bordi delle mappe e per me questa è la metafora perfetta di come il viaggio verso la dea non finisca con una ricompensa, ma con un nuovo viaggio: spiraliforme, infinito, sempre più profondo, per arrivare alla radice più autentica di se stesse.

Al di là di GameS of Thrones

Sembra che io ti abbia raccontato la storia di Daenerys e Arya, ma ho utilizzato loro come espedienti per raccontarti la storia possibile di ogni donna, che ha cercato di affermarsi in un mondo costruito su valori maschili, adottando quegli stessi valori, ovvero, combattendo il patriarcato come combatte il patriarcato.
Eh sì, di sicuro funziona per un po’…ma poi l’ombra si fa sentire.
Ti invito a chiudere gli occhi un attimo e a pensare a quante donne intorno a te è successa questa cosa.
Mentre scrivo abbiamo UN presidente del consiglio donna, che ha scelto di farsi chiamare IL presidente.
La comunicazione di donne che si sono fatte portavoce di valori sani, sfocia spesso nella rabbia, nell’esclusione e nell’attacco…finendo con il farle esprimere esattamente come si esprime chi stanno combattendo.
Per questo ci tengo a ripeterti che viaggio verso la dea è una mappa reale, per la vita vera.
Ad ogni tappa corrisponde un archetipo da integrare, una parte di sé da riconoscere, un’ombra da guardare senza paura.
Il tuo viaggio potrebbe essere un po’ diverso da quello delle altre donne, in base a quali archetipi sono più presenti in te per predisposizione (per esempio, in Arya è molto presente Artemide fin da subito, in Daenerys c’è tanto mix Persefone-Afrodite), ma se vuoi diventare Intera, non puoi esimerti dall’integrarli tutti.

Vuoi iniziare il tuo viaggio verso la dea? In Anima Intera esploriamo insieme le tappe del viaggio attraverso gli archetipi delle dee, per tornare a te stessa.
Ti aspetto in Anima Intera per percorrere il viaggio verso la dea insieme a me e a tante altre sorelle!

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