(ovvero: l’arte raffinata dell’autosabotaggio)
A volte non serve un nemico fuori.
Ci basta una voce dentro che dice: “non ce la farai”.
Quante volte sei stata tu la prima a spegnere la tua luce?
A volte il sabotaggio urla ed ha una voce sgarbata. Altre volte è così gentile e dolce, che sembra un’amica. Ti dice: “Aspetta ancora un po’”. “Non è il momento giusto”. “Devi meritartelo.”
C’è una parte di me che per anni mi ha tirata indietro ogni volta che stavo per fiorire. Non era cattiva, era solo spaventata.
Forse era la Persefone dentro di me, che ha visto che la luce può bruciare, ma non sapeva che può anche guarire.
Perché l’anima vuole espandersi, ma il corpo e le sue ferite vogliono restare al sicuro.
Autosabotarsi non è un errore. È un modo antico per sopravvivere.
Forse la tua Persefone si è travestita da Atena per così tanti anni, che non si è accorta di non essere più su un campo di battaglia e ora ha solo bisogno di capire come vivesi la pace, come ascoltare invece di combattere.
Se hai mai rimandato qualcosa che in fondo desideravi davvero, se hai mai detto “non sono pronta”, quando in realtà avevi solo paura, se hai mai cominciato un percorso… e mollato appena ha iniziato a fare effetto, se non riesci ad instaurare buone abitudini, essere costante e tanto altro…
Potresti essere portatrice “insana” di autosabotaggio.
A volte come abbiamo visto fa rima con “procrastinazione”, “perfezionismo”, “razionalità estrema”, ma anche “impulsività coraggiosa”.
Altre volte arriva sotto forma di relazioni tossiche, scelte che ci allontanano da noi stesse.
Tiutto ciò non sono altro che piccoli sabotaggi quotidiani che accumulano polvere sopra i nostri desideri.
Perché lo facciamo?
Perché l’autenticità fa paura. Perché cambiare davvero (non a parole, ma nelle viscere). significa perdere pezzi vecchi e affrontare un vuoto.
Significa spesso fare il funerale ad una vecchia versione di noi e il battesimo ad una nuova.
Il punto è: non ci sabotiamo perché siamo stupidi o deboli.
Ci sabotiamo perché una parte di noi ha paura di vivere liberi.
Di avere successo.
Di essere visti davvero.
Come se ne esce?
Non con la forza. Non con la disciplina forzata.
Ma con ascolto, gentilezza radicale.
Pratiche creative per aiutarti a superare il tuo auto sabotaggio:
Quello dell’autosabotaggio è un tema complesso e molto personale da affrontare.
Se ti stai chiedendo perché ne sono così esperta…ti rispondo: esperienza ;)!
Le motivazioni dietro a questa attitudine malsana possono essere tantissime e le più svariate e la cosa migliore per scoprirle e affrontarle è un percorso 1:1 come Inner Goddess, ma intanto voglio lasciarti una pratica che può aiutarti per iniziare ad approcciare questo tema.
PRATICA CREATIVA NUMERO UNO: JOURNALING
Prendi il tuo quaderno di journaling e rispondi alle seguenti domande:
“Cosa sto cercando davvero di proteggere?”
“Cosa sto cercando di evitare davvero?”
“Quale parte di me ha ancora bisogno di sentirsi al sicuro?
“Se non avessi paura, cosa farei oggi anche solo un po’?”
PRATICA CREATIVA NUMERO DUE: RIVISITAZIONE POETICA
Ricopia scrivendo a mano su un foglio la prima parte di questo blogpost, per intenderci quella che va da ” A volte non serve un nemico fuori” a “ascoltare invece di combattere”.
L’ho scritta appositamente in questo modo e con queste parole perché tu potessi fare questo esercizio.
Ora annerisci ciò che non ti serve di questo testo, creando una tua posia personale sull’autosabotaggio
Se ti va scrivimi per mandarmi la tua poesia o raccontarmi il tuo più grande auto sabotaggio, se vuoi posso raccontarti i miei 😉
Spero che questo post ti sia stato utile!
Un abbraccio!
Giui





