Penso che la composizione in fotografia sia molto simile al ritmo in musica. Se si dispone di grande ritmo si ha anche un grande senso della composizione. La composizione è un’eredità classica. Cioè, come le cose si collocano nell’ambiente, il loro posto e la loro grandezza, le relazioni tra gli oggetti e le persone, tra il fotografo e il suo soggetto, questi sono tutti elementi di un sentire classico.

– R. Smith

giui russo

L’occhio umano trova determinati segni matematici particolarmente attraenti per via della simmetria e della bellezza delle proporzioni. Che certe immagini ci piacciono più di altre è innegabile.

Anzi, piacciono prima al nostro cervello, perché riportano particolari sequenze matematiche, che l’occhio scannerizza ed interpreta più velocemente, riuscendo a riconoscerle inconsciamente come espressione di perfezione.

Tutto questo è ancora più importante quando parliamo di immagini commerciali, online e offline, che devono partecipare al processo che porta i nostri clienti ad acquistare o meno il nostro prodotto/servizio.

Poiché l’acquisto ha sempre una componente emozionale, anche le nostre immagini devono essere in grado di toccare l’animo delle persone.

È importante essere consapevoli di cosa vogliamo comunicare, scegliere e chiederci perché vogliamo farlo, quindi agire con consapevolezza quando si tratta di creare scatti di personal branding.

LA COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA PER COMUNICARE IL TUO BRAND

Per fare questo, ci viene in aiuto la composizione fotografica, ovvero l’arte di disporre effettivamente i vari elementi in un’immagine perché catturino il nostro cervello e il nostro occhio, rimandando all’idea che questi ha di “bellezza”.

Aggiungerei anche che comporre significa progettare un’immagine, la cui disposizione degli oggetti risulta l’espressione e rappresentazione fotografica di un messaggio che si vuole comunicare a chi guarda.

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LA COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA: RAZIONALITÀ VS ISTINTUALITÀ

La composizione di una foto può avvenire in due modi, uno razionale ed uno più istintivo.

Nel primo caso il fotografo organizza la sua ripresa in funzione di un risultato che ha ben chiaro in mente in base a ciò che vuole comunicare.
Compone per comunicare, arrivando a volte a comporre così bene da non aver necessità di comunicare nulla.

Nel secondo caso esiste un coinvolgimento più emotivo con il soggetto o con l’ambiente, per il quale gli schemi logici vengono sostituiti da schemi emotivi e grazie ai quali si possono realizzare splendide immagini che non rispondono a nessuna regola: prospettive improbabili, scene di mosso, inquadrature sfuocate, orizzonti inclinati, tagli forti…in questi casi ci si libera dalle regole della tecnica e della composizione.

Ma quando si tratta di produrre immagini per il nostro business possiamo lasciarci andare completamente all’emozione, al caos e all’improvvisazione?
O il fattore emotivo può convivere con una progettazione compositiva consapevole dell’immagine?

SI PUÒ COMPORRE L’EMOZIONE?

Secondo me, è possibile.
E per spiegarti perché ti faccio un esempio a partire da un regista che amo e che adoro: Wes Anderson.
Nel suo ultimo film, The French Dispatch, racconta la storia di Arthur Howitzer Jr., direttore del The French Dispatch, che muore improvvisamente per un attacco di cuore.
Seguendo il suo desiderio, il giornale viene chiuso dopo un ultimo numero, in cui vengono riportati i migliori articoli delle passate edizioni, insieme a un necrologio.

Se non hai ancora visto The French Dispatch, puoi guardare il trailer qui.
Come avrai subito notato da questi pochi minuti di anteprima, la composizione visiva è la vera protagonista della storia.
Mentre la trama, i personaggi, gli avvenimenti sono il contorno, la scusa per creare un impatto visivo esteticamente più forte (e calamitante) possibile. Te lo dico io, che dopo la terza volta che ho guardato il film, ancora non saprei dirti bene di cosa parlano i racconti, ma ho impresse in testa le immagini fenomenali che lo compongono.

Una fotografa invece che riesce a far convivere la progettazione consapevole dell’immagine con l’emozione è Nan Goldin.
Lo stile della Goldin esalta l’immediatezza e la presa diretta del reale con una straordinaria capacità nel saper cogliere la naturalezza di pose e movimenti dei suoi soggetti.
La composizione non c’è o c’è e non si vede, perché per lei non è importante.
Ciò che conta è far entrare chi guarda nella scena, fargli provare emozioni che provano coloro che sono rappresentati.

Insomma, per fartela breve, indipendentemente dal mezzo utilizzato, cinepresa o macchina fotografica che sia, se vogliamo raccontare tramite le immagini ciò che ci circonda, o far entrare il cliente ideale nel mondo del nostro brand, dobbiamo prima imparare alla perfezione le regole della composizione per saperle usarle a nostro “vantaggio”.
Sopraattutto capire consapevolmente, e con “cognizione di causa” (come piace dire a me XD), quando possiamo scardinarle per creare la storia che vogliamo trasmettere tramite il nostro particolare stile visivo.

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