Che cos’è la fotografia sciamanica?
Ho coniato il termine fotografia sciamanica per descrivere l’approccio che utilizzo nella mia fotografia.
Sicuramente non hai mai sentito queste parole da nessuna parte e forse non riesci bene nemmeno a comprendere che cosa significhino. Magari non hai nemmeno sentito parlare di sciamanesimo e ti sembra molto strano associarlo ad una pratica tecnica come la fotografia.
Per questo voglio spiegarti bene che cosa intendo per fotografia sciamanica e perché non potevo che chiamare il mio approccio con questo nome.
Di sicuro, sai che cosa sia la fotografia, ma magari non bene che cosa sia lo sciamanesimo. Lo sciamanesimo è la forma più antica di spiritualità, che è qualcosa di molto diverso dalla religione. Se vuoi approfondire puoi leggere questo post che ho scritto a riguardo. È una spiritualità che riconosce il divino in ogni cosa, la presenza dell’anima in ogni cosa e vede la malattia, sempre come una malattia prima di tutto spirituale. Le sciamane e gli sciamani di ogni popolo, per guarire chi chiedeva loro aiuto, per avere consiglio sulle decisioni o le scelte collettive, compivano (e compiono tutt’ora) viaggi sciamanici, in cui grazie all’uso di strumenti come il tamburo, entravano in uno stato non-ordinario di coscienza e recuperavano l’anima dei malati, o chiedevano aiuto ai propri animali di potere per le decisioni importanti da prendere nel mondo ordinario.
Il mio percorso personale: fotografia e sciamanesimo che si intrecciano:
Sono sempre stata attratta dalla crescita personale e da quella spirituale. Quando ho incontrato lo sciamanesimo transculturale è come se avessi trovato una strada che raccogliesse entrambe. Quello che ho provato quando ho iniziato a praticare, mi ha ricordato tantissimo ciò che avevo provato quando da adolescente mi ero avvicinata per la prima volta alla macchina fotografica. Allora lo avevo fatto per poter esprimere ciò che provavo, non avendo la capacità di dirlo con la voce e le parole. Mi ero resa conto che l’atto stesso di creare un’immagine, significava scavare, cercare e formulare qualcosa che mi diventava chiaro solo quando potevo ri-guardarlo con i miei occhi.
Quelle non erano solo fotografie, ma erano manifestazioni, di parti, emozioni, ombre nascoste di me, che portate alla luce facevano meno paura e mi permettevano di camminare nel mondo in modo più sereno.
Così ho capito, che con la consapevolezza di oggi potevo trasformare la macchina fotografica in tamburo, che mi aiutasse a indagare le mie emozioni, a recuperare la mia anima persa, a sperimentare ed integrare lati ombra di me e ad acquisire una maggiore serenità, consapevolezza con me stessa.
Con percorsi come Self (goddess) portrait e Goddess Portrait, ho iniziato ad applicare questo metodo ad altre persone e i risultati ottenuti, mi hanno lasciato sbalordita, facendomi capire che il potere magico della fotografia, se realizzato in questo modo, è davvero universale!