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Ho incontrato lo sciamanesimo quando questa parola non sapevo nemmeno cosa fosse, ma ero ancora una bambina, che si divertiva a “scappare” dalla casa dei nonni per camminare da sola in mezzo ai campi e fuggire tra gli alberi, per parlare con loro.
Una bambina in adorazione di ogni elemento naturale, che preferiva raccontare i propri segreti all’acqua stagnante, che credeva fosse verde perché magica, invece che a un altro essere umano.
Non lo sapevo, ma ero già sul percorso sciamanico per il profondo amore che ho sempre avuto per ogni essere animale, che mi portava a partecipare del dolore di un uccellino trovato morto per strada e sentirmi in mezzo alla natura e agli animali, più a casa di quanto lo fossi tra le persone.

Ecco che cos’è sciamanesimo. Potrei raccontarti solo questo, chiedendoti di pensare ad un momento nella tua infanzia, in cui hai profondamente partecipato del mondo, quando hai sentito di essere uno con il tutto, perché un momento così di sicuro c’è, anche se forse ora è seppellito nei ricordi.

La parola sciamanesimo ha origini russe e proviene dal vocabolo siberiano tunguso ‘s’aman’. Esistono termini con lo stesso significato in altre culture, per esempio lo yakuta “ojuna”, il mongolo “buga”, il turco-tartaro “Kam”, il vedico “Sram”.
Una parola che ha così tanti origini, tante quante sono le testimonianze archeologiche trovate intorno al suo significato.
Lo sciamanesimo è stata la prima forma di spiritualità universale dell’umanità, la più antica e la più diffusa.
Sono state trovate tracce di sciamanesimo dall’America del Nord e del Sud, all’Africa e all’Australia ed in certe popolazioni persiste ancora, oggi fortunatamente quasi intatto, come pratica quotidiana dai tempi dei tempi.
Lo sciamanesimo è quindi una forma arcaica e molto antica di esperienza religiosa e al contempo una delle prime professioni terapeutiche.
All’interno delle maggiori religioni che si sono sviluppate più tardi (tra le quali Buddhismo, Islam e Cristianesimo) sono riconoscibili tantissimi elementi sciamanici.
Invece, in epoca contemporanea si è sviluppato il core shamanism o sciamanesimo transculturale, a cura di Michael Harner, che è “la (non) tradizione” che personalmente sto approfondendo negli ultimi anni.
Il core shamanism condensa, ridotti al nucleo essenziale, i metodi presenti in tutte le diverse tradizioni sciamaniche.
Questo significa che in questa tipologia di sciamanesimo non saranno presenti tecniche di tradizioni specifiche, ma solo quelle che Michael Harner nei suoi studi ha trovato essere presenti in tutte le tradizioni del mondo, solo i punti comuni di ogni tipologia di sciamanesimo.

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La prima definizione “moderna” vera e propria di sciamanesimo è quella proposta da Mircea Eliade, che lo identifica come “tecnica dell’estasi”, il che significa che una tecnica distintiva della pratica sciamanica è l’estasi, durante il quale si crede che l’anima dello sciamano lasci il suo corpo e viaggi nella realtà non ordinaria, ovvero il mondo non visibile.
La definizione di Eliade purtroppo è stata fraintesa e alcune pratiche (tipo capanna di sudore, l’ingerire peyote e funghi psichedelici) che in alcune tradizioni erano utilizzate per raggiungere l’estasi sacra, soprattutto negli anni ’70, sono state completamente snaturate dai “turisti del sacro” occidentali.

Sebbene lo sciamanesimo non sia una religione, ma un metodo esperienziale che può essere definito spirituale, esso è spesso associato a una forma primitiva di esperienza religiosa chiamata animismo. I potere e le energie misteriose sono la realtà suprema implicita nell’animismo, nei suoi riti di culto, nella propiziazione ed espirazione, nella proibizione delle violazioni dei tabù e nei metodi per restaurare la salute e l’ordine.
Questo potere, questa energia misteriosa è stata chiamata in tanti modi, tra cui: mana, orenda, wakan, numen.
Tutte queste parole significano la stessa esatta cosa: potere sacro.

È davvero difficile sintetizzare in una frase che cosa sia questa pratica, che a me ha cambiato profondamente la vita, ma se volessimo provarci, potremmo dire che: lo sciamanesimo è una visione, centrata sul cuore, alla cui base c’è il rispetto e una sincera gratitudine per la Natura ed ogni sua manifestazione, una sacralità dell’essere e dell’ordinario.

Come già detto, esistono tantissime tradizioni sciamaniche, leggermente diverse tra di loro, in base alla zona geografica in cui si sono sviluppate, ma alla base di tutte vi è sempre l’idea che l’Universo sia l’unione di un mondo visibile, noto a tutti, ed uno invisibile, che si manifesta solo a coloro che hanno scelto “la via del cuore”.
Attraverso il viaggio sciamanico, lo sciamano accede a questo mondo invisibile, diviso quasi sempre in un “mondo di sopra” ed un “mondo di sotto”, dove può trovare aiuto e guarigione, grazie ai suoi Maestri e animali di potere.

Sono profondamente d’accordo con Michael Smith, quando sostiene che il sentiero dello sciamano sia assimilabile a ciò che Jung ha decodificato come sentiero dell’individuazione.

Oggi con il termine sciamanesimo si intende un insieme di pratiche magico-religiose, utilizzate per raggiungere la guarigione spirituale. Perciò ripeto lo sciamanesimo NON è una religione, ma è ancora oggi una forma di spiritualità e se al massimo vogliamo una forma di crescita personale.

 

"Per Jung, la vera terapia, come lui la concepiva, era l'avvicinarsi al numinoso. Egli individuava il centro profondo e numinoso della psiche nell'archetipo del Sé. Esso potrebbe essere considerato come la manifestazione della presenza divina, o come l'immagine di Dio all'interno della psiche; si manifesta di solito in una varietà di forme e personificazioni, alcune delle quali presentano una stretta somiglianza con gli spiriti guida e i famigli dello sciamano"

-Jung e lo sciamanesimo, Michael Smith

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