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Questo post è il seguito del post che ho scritto settimana scorsa, in cui parlavo di come ispirarsi senza perdere la propria autenticità.
Come ti avevo anticipato, ho preso una foto, chiedendo prima il suo consenso, dal feed instagram di Marta e l’ho utilizzata per ispirarmi.
Ora voglio condividere con te il processo creativo, il “dietro alle quinte”, in modo che possa esserti utile ed aiutarti a far chiarezza e capire che è possibile, anzi, ancor più utile, ispirarsi agli altri senza copiare!

AFFINITÁ ELETTIVE

Il primo step per creare è comprendere quale sia il nostro gusto. Cercare le affinità elettive, che inconsciamente ci dicono di noi molto più di quello che noi stessi riusciamo a comprendere.
Così come prima cosa ho guardato il feed di Marta ed ho cercato una foto, tra le sue, che “mi chiamasse”, che incontrasse più delle altre i miei gusti.
La foto che ho scelto è questa.

APPROFONDIMENTO E SINTESI

Il secondo step è stata la ricerca, l’approfondimento del mio riferimento. Così ho dato uno sguardo a tutte le foto sotto l’hashtag #milkbath et similia, che ricordano lo scatto di Marta.
Le ho analizzate e per prima cosa mi sono chiesta quale fosse il minimo comune denominatore, perché mi piacessero.
Questa parte è fondamentale per ampliare i propri orizzonti. Per ispirarsi senza copiare la prima cosa che bisogna fare è: farsi domande.
Ciò che ho individuato in queste foto è una chiara componente simbolica degli opposti:

morte/vita
sensualità/purezza

le parole chiave che ho individuato sono: magia, purezza, sensualità, solitudine, nevrosi.
Subito mi è balenato agli occhi il riferimento ad Ophelia, la figura femminile protagonista nell’Amleto di Shakespeare.

Ophelia Everett Millais
Ophelia 1851-2 Sir John Everett Millais
OPHELIA-PUELLA-KORE-PERSEFONE

Ho quindi iniziato ad analizzare la figura di Ophelia stessa, prima attraverso le immagini di coloro che l’avevano già rappresentata e poi iniziando a “pescare” dal mio background culturale.
Ophelia pazza d’amore per Amleto si suicida annegandosi nel fiume. È una figura ingenua che durante il dramma Shakesperiano accresce sempre più la propria nevrosi, utilizzando i fiori come simboli, unica sua via di comunicazione, arriva all’atto estremo come “la più infelice e derelitta delle donne”.
La scena della morte nella messa in scena teatrale non è rappresentata, eppure nella storia dell’arte ha avuto un grandissimo successo, perché a mio parere, riprende visivamente uno dei più grandi archetipi umani, ovvero, la figura della “Puella” [al maschile Puer Aeternus].
La “Puella” o ancor meglio “kore” è associata alla Dea Persefone (se l’argomento ti sta stuzzicando e vorresti saperne di più ti consiglioquesto libro che ho appena terminato! ) rappresenta la Primavera (= fiori…ti dice nulla?), la purezza e l’innocenza, ma anche la Morte, dato che Persefone è colei che diventa sposa di Ade e Regina degli inferi (il suo opposto è Ecate).
È un archetipo così profondo e complesso che questa non è la sede (ed io non ho le competenze) per affrontarlo, ogni sfumatura del suo essere può dar vita ad altrettante visioni estetiche differenti. Se chiudi gli occhi e provi ad immaginarlo, ti verranno in mente milioni di sviluppi artistici che sono partiti dall’archetipo di “Kore”.
Il primo che a me viene è la Lolita di Kubrick.

Lolita Kubrick

Ciò che è fondamentale se si vuole rappresentare a proprio modo questo “modello” è far fede agli opposti:
vita/morte
purezza/sensualità

RIELABORAZIONE PERSONALE

Come hai visto la parte di approfondimento e sintesi può già essere diversa per ognuno di noi, poiché è come pescare dal mare delle proprie intuizioni, sensibilità e background personale. Tu stesso per esempio, alla domanda: perché mi piace questa immagine? avresti potuto rispondere in modo diverso.
Una volta che si è acquisita consapevolezza è importante la ri-elaborazione.
Ogni prodotto [fotografia, scritto, oggetto etc…] è frutto di un messaggio che vogliamo passare al prossimo e lanciare nel mondo.
Quindi, ancora una volta, mi sono chiesta:

che cosa voglio comunicare?

IL MIO PROGETTO: O P H E L I A 2019

Ho ragionato sulla figura di Ophelia ed ho provato a trasportarla nella contemporaneità.
Personalmente vorrei un’Ophelia che con l’acqua coi fiori non ci si annega, ma piuttosto ci fa il tè.
La “mia” Ophelia mi va bene che sia un po’ nevrotica, come la sua antenata, perché oggi più che mai la società ci porta ad esserlo, ma prova a sopravvivere (non a combattere) alla propria nevrosi.
Un latente femminismo l’ha portata, dopo le delusioni amorose, a decidere di stare da sola, per esplorarsi, invece che togliersi la vita (che comunque resta un suo pensiero, ma un pensiero che costantemente decide di superare).
La sua nevrosi più grande è forse la solitudine, la morte è costantemente presente nella sua vita, ma senza angoscia, per l’ingenuità che ancora la contraddistingue.

Questa è la mia ri-elaborazione e per capire in che cosa si è trasformata visivamente ti aspetto settimana prossima!
Spero che questo articolo ti sia stato utile e sarei felice di sapere cosa ne pensi.
Buona serata!
Un abbraccio,
Giui

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